Abstract
Introduzione.
La sindrome del tunnel carpale (STC) è la più comune neuropatia da intrappolamento dell’arto superiore ed è dovuta alla compressione del nervo mediano nel suo passaggio attraverso il tunnel carpale a livello del polso. La sintomatologia, spesso notturna, comprende parestesie e dolore alle dita innervate dal mediano e, nei casi avanzati, deficit motori con riduzione della forza di presa e possibile ipotrofia tenar.
Obiettivo.
Fornire una revisione narrativa della STC con un approccio clinico-progressivo, descrivendo anatomia e patofisiologia, principali fattori predisponenti, criteri diagnostici e opzioni terapeutiche conservative, fino alle indicazioni e ai principi dell’intervento di decompressione chirurgica (open carpal tunnel release).
Metodi.
Revisione narrativa della letteratura scientifica e delle principali risorse di riferimento sulla STC, con sintesi dei concetti anatomici e clinici rilevanti e organizzazione dei contenuti secondo un percorso pratico: dall’inquadramento dei sintomi alla diagnosi, dalla terapia non chirurgica alle indicazioni operatorie e al follow-up.
Risultati.
Le evidenze disponibili supportano un approccio iniziale conservativo nei casi lievi-moderati (ad esempio tutore e modifiche delle attività), mentre la presenza di sintomi persistenti, recidivanti o segni di sofferenza neurologica più avanzata può rendere indicata la decompressione del tunnel carpale. La diagnosi clinica può essere integrata da test strumentali per confermare il quadro e definire severità e prognosi.
Conclusioni.
La STC non è soltanto un “formicolio al polso”, ma una condizione potenzialmente evolutiva che può compromettere funzione e qualità di vita. Un corretto inquadramento clinico e diagnostico consente di scegliere il trattamento più appropriato e, quando necessario, di programmare l’intervento di decompressione con l’obiettivo di ridurre la compressione del nervo mediano e favorire il recupero funzionale.
Introduzione
La sindrome del tunnel carpale (STC) è una neuropatia da intrappolamento dovuta alla compressione del nervo mediano nel suo passaggio attraverso il polso, all’interno del tunnel carpale. Poiché questo canale è uno spazio osteo-fibroso poco espandibile, anche un modesto aumento della pressione interna può ridurre la perfusione del nervo e alterarne la conduzione, determinando sintomi sensitivi e, nei casi più avanzati, deficit motori.
Clinicamente la STC si manifesta con parestesie (formicolio e intorpidimento) e dolore prevalentemente a pollice, indice, medio e metà radiale dell’anulare, con frequente peggioramento notturno o durante attività che prevedono posture prolungate del polso. La progressione non trattata può portare a riduzione della destrezza manuale, perdita di forza di presa e possibile ipotrofia dell’eminenza tenar.
Questo articolo propone un percorso clinico-progressivo: dopo una sintesi di anatomia e patofisiologia del tunnel carpale, vengono discussi i principali fattori predisponenti, l’inquadramento diagnostico e le opzioni di trattamento conservativo. Nella seconda parte viene descritta l’intervento di decompressione chirurgica, con focus sulla tecnica a cielo aperto (open carpal tunnel release) e su cosa aspettarsi nel periodo pre e post-operatorio.
Anatomia del polso e patofisiologia del tunnel carpale
La sindrome del tunnel carpale (STC) è una condizione in cui il nervo mediano viene compresso nel suo passaggio attraverso il tunnel carpale, un canale localizzato sul versante palmare del polso. Il tunnel è delimitato dorsalmente e lateralmente dall’arco delle ossa carpali e anteriormente dal legamento trasverso del carpo (retinacolo dei flessori), che forma un “tetto” fibroso poco distensibile.
All’interno del canale decorrono anche i tendini flessori delle dita e del pollice, avvolti da guaine sinoviali che ne facilitano lo scorrimento. Quando lo spazio disponibile si riduce o aumenta il volume dei tessuti contenuti (ad esempio per ispessimento sinoviale o ritenzione di liquidi), la pressione intracanalare può aumentare e il nervo mediano diventa vulnerabile a sofferenza ischemica e alterazioni della conduzione.
In fase iniziale i sintomi sono spesso intermittenti (soprattutto notturni o legati a posture del polso), ma con la persistenza della compressione possono diventare continui, associandosi a riduzione della sensibilità e a segni di interessamento motorio come debolezza della pinza e difficoltà nei movimenti fini. Per questo motivo, riconoscere precocemente la STC e inquadrarne la severità è fondamentale per scegliere il trattamento più appropriato e prevenire esiti funzionali.
Ossa del carpo: la “base” rigida del tunnel
Il polso è formato da otto ossa carpali disposte in due file. Dal punto di vista della STC, queste ossa creano un’arcata rigida sul lato dorsale e laterale. Il tunnel carpale è quindi uno spazio “a pareti dure”, poco capace di adattarsi quando i tessuti interni aumentano di volume.
Nervo mediano: sensibilità delle dita e funzione del pollice
Il nervo mediano trasporta informazioni sensitive da pollice, indice, medio e metà radiale dell’anulare e contribuisce alla funzione motoria dei muscoli dell’eminenza tenar, fondamentali per movimenti fini del pollice (pinza, opposizione e abduzione). Nei quadri avanzati di STC possono comparire riduzione della sensibilità, perdita di destrezza e debolezza della pinza, fino a ipotrofia tenar.
Cause e fattori di rischio
La sindrome del tunnel carpale (STC) è il risultato di un’alterazione dell’equilibrio tra spazio disponibile e contenuto all’interno del tunnel carpale. Poiché il canale è poco espandibile, qualsiasi condizione che aumenti il volume dei tessuti (soprattutto delle guaine sinoviali dei tendini flessori) o che riduca lo spazio interno può determinare un incremento della pressione intracanalare e favorire la compressione del nervo mediano.
Cause locali (polso e mano)
- Tenosinovite e ispessimento sinoviale dei tendini flessori, spesso legati a sovraccarico o condizioni infiammatorie.
- Esiti post-traumatici (fratture del radio distale, lussazioni, alterazioni anatomiche) che modificano la geometria del canale.
- Masse occupanti spazio (ad esempio cisti/gangli, lipomi o altre lesioni), più rare ma importanti da considerare quando i sintomi sono atipici o unilaterali.
Fattori sistemici e condizioni associate
- Gravidanza e condizioni di ritenzione idrica (edema), per aumento transitorio dei tessuti molli.
- Diabete mellito, che può aumentare la vulnerabilità del nervo a compressione e sofferenza microvascolare.
- Disfunzioni tiroidee (in particolare ipotiroidismo) e altre condizioni metaboliche associate a edema o ispessimento dei tessuti.
- Artrite reumatoide e patologie infiammatorie, per sinovite e aumento di volume delle strutture tendinee.
- Insufficienza renale e dialisi: in alcuni casi può associarsi a STC, soprattutto nelle forme di lunga durata.
Fattori occupazionali e biomeccanici
Movimenti ripetitivi della mano, posture prolungate del polso (soprattutto in flessione o estensione) e attività che richiedono presa di forza o vibrazioni possono contribuire ai sintomi, anche se la relazione con il lavoro non è sempre lineare e varia da persona a persona. In pratica, non è “colpa della tastiera” per definizione, ma certe abitudini possono peggiorare un problema già predisposto.
Fattori individuali
- Sesso femminile e alcune caratteristiche anatomiche (dimensioni del canale carpale), più frequentemente associate alla STC.
- Età (maggiore frequenza in età adulta) e obesità, spesso riportate come fattori associati.
- Predisposizione anatomica o varianti strutturali che riducono lo spazio disponibile nel tunnel.
In molti casi la STC è definita idiopatica, cioè senza una singola causa identificabile. Questo non significa che “non esista un motivo”, ma che spesso la compressione deriva dalla combinazione di più fattori (anatomici, metabolici e biomeccanici) che, insieme, aumentano la pressione nel tunnel carpale.
Sintomi e diagnosi
Sintomi e segni clinici
La sindrome del tunnel carpale (STC) si manifesta tipicamente con formicolio (parestesie), intorpidimento e dolore a carico di pollice, indice, medio e metà radiale dell’anulare. Il disturbo è spesso più evidente di notte o al risveglio, e molte persone riferiscono di dover “scuotere” la mano per ottenere sollievo. In alcuni casi il dolore può irradiarsi verso avambraccio e gomito, rendendo il quadro più fastidioso ma non necessariamente più grave.
Con la persistenza della compressione possono comparire riduzione della sensibilità alle dita, perdita di destrezza (ad esempio difficoltà ad abbottonare, afferrare oggetti piccoli o usare utensili) e debolezza della pinza. Nei quadri più avanzati è possibile osservare ipotrofia dell’eminenza tenar (base del pollice), segno di interessamento motorio più importante e potenzialmente associato a recupero più lento o incompleto se la compressione è prolungata.
Segnali di attenzione: perdita di forza evidente, riduzione sensitiva costante (non solo intermittente), goffaggine marcata della mano o atrofia tenar meritano una valutazione clinica tempestiva, perché possono indicare una compressione più severa.
Diagnosi: valutazione clinica e test strumentali
La diagnosi di STC è principalmente clinica e si basa su anamnesi (tipo e distribuzione dei sintomi, andamento notturno, fattori scatenanti) ed esame obiettivo. Durante la visita possono essere eseguiti test di provocazione come il test di Phalen (flessione mantenuta del polso) e il segno di Tinel (percussione sul decorso del nervo), che possono evocare o aumentare le parestesie nelle dita tipiche. Questi test sono utili come orientamento, ma non sono perfetti: vanno interpretati nel contesto del quadro complessivo.
Quando è necessario confermare la diagnosi, definire la severità, valutare una diagnosi differenziale o pianificare un trattamento (soprattutto se si considera l’intervento), possono essere indicati esami strumentali:
- Elettromiografia/elettroneurografia (EMG/ENG): valuta la conduzione del nervo mediano e aiuta a classificare il grado di sofferenza (demyelinizzazione, eventuale danno assonale) e a distinguere STC da altre neuropatie o radicolopatie.
- Ecografia: può mostrare l’aumento di calibro del nervo mediano, segni di compressione e condizioni associate (tenosinovite, masse occupanti spazio), risultando utile anche nei casi atipici o recidivanti.
Infine, è importante considerare la diagnosi differenziale: disturbi cervicali (radicolopatia), sindrome del pronatore, neuropatia ulnare e patologie tendinee o articolari possono simulare o coesistere con la STC. Per questo una diagnosi accurata non si riduce a “fa male la mano = tunnel carpale”, anche se su internet funziona così.
Intervento chirurgico: decompressione del tunnel carpale
Quando i sintomi sono persistenti, recidivanti o associati a segni di sofferenza neurologica più avanzata, può essere indicata la decompressione chirurgica del tunnel carpale. L’obiettivo dell’intervento è semplice (e sorprendentemente efficace): ridurre la pressione sul nervo mediano aumentando lo spazio disponibile nel canale. Nella tecnica “a cielo aperto” (open carpal tunnel release) questo risultato si ottiene tramite la sezione del legamento trasverso del carpo (retinacolo dei flessori), che costituisce il “tetto” del tunnel carpale.
- Sintomi persistenti (es. tutore notturno, modifiche delle attività, eventuali infiltrazioni se indicate).
- Deficit motorio (debolezza della pinza, perdita di forza del pollice) o ipotrofia tenar.
- Alterazioni significative ai test neurofisiologici (EMG/ENG).
- Recidive o sintomi importanti che compromettono lavoro e qualità di vita.
Tecniche disponibili: open vs endoscopica (in breve)
Le due principali tecniche sono la decompressione a cielo aperto e la decompressione endoscopica. Entrambe mirano a sezionare il retinacolo dei flessori; differiscono per accesso, dimensione dell’incisione e modalità di visualizzazione. La scelta dipende da esperienza del chirurgo, caratteristiche del paziente, anatomia locale e preferenze cliniche.
Come si svolge l’intervento a cielo aperto
L’intervento viene eseguito di norma in regime ambulatoriale o di day surgery. Dopo preparazione sterile e anestesia locale (talvolta associata a sedazione, in base al contesto clinico), il chirurgo pratica una incisione sul versante palmare del polso/mano, in posizione tale da consentire l’accesso al retinacolo dei flessori evitando strutture vascolo-nervose vicine.
Una volta esposto il legamento trasverso del carpo, viene eseguita la sezione controllata del legamento lungo il suo decorso, liberando così lo spazio del tunnel e riducendo la compressione sul nervo mediano. L’eventuale presenza di tenosinovite o tessuti ispessiti può essere valutata intraoperatoriamente, ma il gesto terapeutico cardine resta la decompressione tramite sezione del legamento.
Terminata la decompressione, si esegue l’emostasi, quindi la chiusura dei piani superficiali e l’applicazione di medicazione.
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Video dimostrativo sulla sindrome del tunnel carpale: intervento chirurgico,
decompressione.
Durata e anestesia
Spesso l’intervento è relativamente breve. L’anestesia è frequentemente locale.
Cosa aspettarsi subito dopo
- Dolore e fastidio locale nei primi giorni, generalmente controllabili con terapia analgesica prescritta.
- Gonfiore e sensibilità della cicatrice: comuni nelle prime settimane.
- Miglioramento delle parestesie: talvolta rapido, talvolta graduale; nei quadri severi può richiedere più tempo.
- Movimento delle dita: spesso consigliato precocemente per limitare rigidità (seguendo le indicazioni del chirurgo).
Rischi e possibili complicanze (senza drammi, ma reali)
- Dolore o ipersensibilità della cicatrice e rigidità temporanea.
- Infezione o problemi di guarigione della ferita (rari, ma possibili).
- Sintomi persistenti o recidiva, soprattutto se la compressione era severa o presente da molto tempo.
- Lesione di rami nervosi o vascolari: evento raro, ma noto, motivo per cui anatomia e reperi superficiali sono importanti.
Preparazione pre-operatoria
Prima dell’intervento, il chirurgo conferma diagnosi e indicazione (clinica ed eventuali esami come EMG/ENG o ecografia). In base alla tua storia clinica possono essere richiesti esami ematici o una valutazione anestesiologica, soprattutto se sono presenti comorbilità.
- Farmaci: informa il medico su anticoagulanti/antiaggreganti, cortisonici, terapia per diabete e qualsiasi integratore “innocuo” (spoiler: spesso non lo è). La gestione va decisa con il chirurgo e il medico curante.
- Condizioni della cute: eventuali ferite, dermatiti o infezioni in mano/polso vanno segnalate perché possono richiedere rinvio.
- Organizzazione: pianifica chi ti accompagna e come gestire attività quotidiane nei primi giorni (apertura barattoli, sollevare pesi, lavori manuali).
Nel giorno dell’intervento vengono eseguite preparazione sterile, anestesia (spesso locale) e marcatura dell’area chirurgica. Ti verranno date indicazioni su medicazione, analgesici e controlli.
Dopo l’intervento: decorso e recupero
Il recupero varia da persona a persona e dipende anche da quanto tempo il nervo è rimasto compresso e dalla severità del quadro. In generale, le prime settimane sono dedicate a guarigione della ferita, riduzione del gonfiore e ripresa della mobilità.
Prime 48–72 ore
- Gonfiore e fastidio sono comuni: tieni la mano elevata quando possibile.
- Muovere le dita è spesso consigliato fin da subito per ridurre rigidità (seguendo le indicazioni del chirurgo).
- Dolore: gestibile con analgesici prescritti; la sensibilità della zona incisionale è normale.
Settimana 1–2
- La medicazione viene controllata/sostituita secondo indicazione.
- I punti (se non riassorbibili) vengono rimossi di solito dopo circa 10–14 giorni.
- È frequente una certa dolenzia palmare e una presa meno forte del solito.
Settimana 3–6
- Progressiva ripresa delle attività leggere e della forza.
- La cicatrice può risultare sensibile: massaggi e desensibilizzazione (se consigliati) aiutano.
- Il formicolio può migliorare rapidamente oppure gradualmente: nei casi severi può richiedere settimane o mesi.
Oltre 6–12 settimane
- Recupero funzionale più stabile, soprattutto per presa e lavori manuali.
- In alcuni pazienti può persistere dolore palmare da carico (il classico pillar pain) che tende a ridursi col tempo.
Ritorno alle attività (indicazioni generali)
- Attività leggere: spesso entro pochi giorni, se tollerate e se la ferita è protetta.
- Guida: quando riesci a controllare il volante in sicurezza e non assumi farmaci che riducono attenzione (valutazione individuale).
- Lavoro: dipende dal tipo di mansione. Lavori d’ufficio possono riprendere prima; lavori manuali pesanti richiedono più tempo.
- Sport: ripresa graduale dopo guarigione della ferita e recupero della forza, secondo indicazione clinica.
Segnali d’allarme (quando contattare il medico)
- Febbre, arrossamento importante, secrezioni o cattivo odore dalla ferita.
- Dolore in aumento nonostante terapia, soprattutto se associato a gonfiore marcato.
- Nuova perdita di sensibilità o forza improvvisa rispetto al post-operatorio iniziale.
- Dita fredde, pallide o cianotiche (evento raro, ma da valutare subito).
Conclusioni
La sindrome del tunnel carpale è una neuropatia da compressione che può evolvere da disturbi intermittenti (spesso notturni) a deficit sensitivi e motori più stabili. Un inquadramento clinico accurato, integrato quando necessario da esami strumentali, permette di scegliere tra trattamento conservativo e decompressione chirurgica nei casi persistenti o severi. L’intervento di open carpal tunnel release mira a ridurre la pressione sul nervo mediano attraverso la sezione del retinacolo dei flessori ed è una procedura consolidata, con recupero che può richiedere settimane o mesi a seconda della durata e gravità della compressione.
La fase post-operatoria non è “finita l’operazione = finito il problema”: una riabilitazione semplice ma costante aiuta a ridurre gonfiore e rigidità e a recuperare funzione. In genere si incoraggia il movimento precoce di dita e pollice (secondo indicazione del chirurgo) e, dopo la guarigione della ferita, possono essere utili massaggio della cicatrice e strategie di desensibilizzazione. In alcuni casi il terapista della mano può indicare esercizi specifici (ad esempio mobilità e scorrimento tendineo) e criteri di progressione per ripresa graduale delle attività.
FAQ – Domande frequenti
I sintomi tipici sono formicolio, intorpidimento e dolore a pollice, indice, medio e metà radiale dell’anulare, spesso peggiori di notte. La diagnosi è principalmente clinica e può essere confermata o graduata con EMG/ENG ed eventualmente ecografia, soprattutto se il quadro è dubbio o severo.
Sì. Anche se l’origine è al polso, il dolore può irradiarsi prossimalmente. Non significa automaticamente “caso grave”, ma se la distribuzione è atipica o coesistono dolore cervicale e sintomi fuori dal territorio del nervo mediano, va considerata anche una diagnosi differenziale.
Nei casi lievi-moderati può ridurre i sintomi notturni perché mantiene il polso in posizione più neutra, diminuendo lo stress sul nervo mediano. Se però sono presenti deficit di forza, ipoestesia persistente o segni di sofferenza severa, il tutore da solo può non essere sufficiente.
In genere quando i sintomi sono persistenti o recidivanti nonostante trattamento conservativo, oppure se compaiono debolezza della pinza, ipotrofia tenar o alterazioni importanti a EMG/ENG. La decisione è clinica e individuale.
È un intervento di decompressione del tunnel carpale eseguito tramite incisione palmare: il chirurgo seziona il legamento trasverso del carpo (retinacolo dei flessori) per aumentare lo spazio nel canale e ridurre la pressione sul nervo mediano.
Dipende. In alcuni casi il miglioramento è rapido, in altri è più graduale. Se la compressione era severa o presente da molto tempo, il nervo può impiegare settimane o mesi per recuperare e talvolta il recupero può non essere completo.
È comune avvertire sensibilità della cicatrice e dolore palmare nelle prime settimane. La maggior parte dei pazienti migliora progressivamente; la desensibilizzazione e il massaggio cicatriziale (dopo completa guarigione) possono aiutare se indicati dal chirurgo o dal terapista della mano.
È una dolenzia nella regione palmare vicino ai “pilastri” del tunnel carpale che può comparire dopo l’intervento. Di solito tende a ridursi nel tempo, ma può richiedere alcune settimane o mesi per risolversi completamente.
Non esiste una data uguale per tutti. Dipende dal tipo di lavoro (ufficio vs manuale), dalla mano operata, dalla tolleranza al dolore e dal recupero della forza. In generale si riprendono prima le attività leggere, mentre carichi elevati e lavori manuali richiedono più tempo. La guida è consigliabile quando riesci a controllare il volante in sicurezza e non assumi farmaci che riducono l’attenzione.
Sì, come per qualsiasi procedura: dolore o ipersensibilità cicatriziale, rigidità, infezione o guarigione più lenta della ferita, sintomi persistenti o recidiva. Eventi come lesioni nervose/vascolari sono rari, ma possibili. I segnali d’allarme (febbre, arrossamento importante, secrezioni, dolore in aumento o deficit neurologici nuovi) richiedono contatto medico.
È possibile, ma non è la norma. Alcuni casi possono presentare persistenza dei sintomi (se il nervo era già molto sofferente) o recidiva nel tempo, soprattutto se coesistono fattori predisponenti importanti o condizioni sistemiche non controllate.
Seguire le indicazioni su medicazione, controllo del gonfiore ed esercizi consigliati, evitare sovraccarichi precoci e curare la cicatrice dopo guarigione. Se indicato, un percorso con un terapista della mano può accelerare il recupero di mobilità e funzione.
Bibliografia e fonti
- American Academy of Orthopaedic Surgeons (AAOS).
Management of Carpal Tunnel Syndrome – Clinical Practice Guideline
, 2024.
(pagina AAOS: overview) - AAOS OrthoInfo.
Carpal Tunnel Syndrome
(panoramica clinica, trattamento e recupero post-operatorio). - NHS – Cambridge University Hospitals.
Hand therapy advice following your carpal tunnel release surgery
(tempi di recupero ed esercizi post-intervento). - NHS England – Patient decision aid.
Making a decision about carpal tunnel syndrome (CTS)
(aspettative, opzioni terapeutiche, recupero).
(pagina NHS: scheda documento) - Wikipedia.
Carpal tunnel syndrome
(sintesi generale e collegamenti a ulteriori fonti). - Wikimedia Commons.
Linee guida per riuso e attribuzione dei contenuti
