Impianto di protesi monocompartimentale di ginocchio (UKA)

Indicazioni e requisiti per l’impianto di protesi monocompartimentale di ginocchio (UKA): selezione del paziente, criteri clinico-radiografici e limiti di applicabilità.

Abstract

Introduzione: La protesi monocompartimentale di ginocchio (Unicompartmental Knee Arthroplasty, UKA) è una procedura efficace nel trattamento dell’artrosi limitata a un compartimento, con vantaggi potenziali rispetto alla TKA in termini di recupero funzionale, preservazione ossea e cinematica più fisiologica. Il successo è fortemente dipendente dalla corretta selezione del paziente e dall’esecuzione tecnica.
Obiettivo: Definire indicazioni, requisiti e controindicazioni per UKA, integrando criteri clinici e radiografici e discutendo le principali aree di incertezza (LCA, patello-femorale, BMI, età).
Metodi: Review narrativa basata su criteri storici e aggiornamenti contemporanei nella selezione del paziente, con approccio pragmatico.
Conclusioni: L’UKA è indicata in presenza di malattia isolata mono-compartimentale con legamenti collaterali competenti, deformità correggibile, ROM adeguato e assenza di artrosi avanzata negli altri compartimenti. Il requisito cruciale rimane la congruenza tra quadro clinico (dolore compartimentale) e imaging in carico, con conferma di integrità funzionale dei principali stabilizzatori.

Introduzione

La UKA nasce come soluzione per pazienti con artrosi confinata a un compartimento (più frequentemente il mediale), con l’obiettivo di sostituire solo la parte malata preservando osso, legamenti e parte della cinematica nativa. Rispetto alla TKA, è associata (in pazienti ben selezionati) a minore invasività, recupero più rapido, migliore propriocezione e maggiore “sensazione di ginocchio naturale”. Tuttavia presenta un profilo di fallimento più sensibile a errori di indicazione e tecnica, e richiede criteri di selezione rigorosi.

Indicazioni principali:

  • Osteoartrosi monocompartimentale (mediale o laterale)
  • Osteonecrosi spontanea (SONK) localizzata (selezionata)
  • Deformità in varo/valgo “funzionale” e correggibile

 

Metodi

Review narrativa orientata alla pratica clinica. Sono stati integrati:

  1. criteri classici
  2. review e aggiornamenti sulle indicazion
  3. documenti di consensus/linee di raccomandazione su selezione del paziente e pratica clinica UKA.

Indicazioni principali

  • Artrosi monocompartimentale (mediale o laterale)

Indicazione cardine: osteoartrosi severa confinata a un compartimento (tipicamente “bone-on-bone”) con sintomatologia coerente e fallimento del trattamento conservativo.

  • Osteonecrosi (selezionata)

UKA possibile in osteonecrosi localizzata e compartimentalmente confinata, con compartimenti non interessati preservati e stabilità adeguata.

Requisiti (criteri di selezione)

Requisiti clinici

Dolore prevalentemente compartimentale (mediale per UKA mediale, laterale per UKA laterale), con correlazione ai reperti in carico.

Stabilità legamentosa: collaterali competenti; assenza di instabilità varo-valgo significativa.

ROM adeguato e contrattura in flessione limitata (soglie spesso riportate <10–15°). Assenza di segni clinici di artrite infiammatoria attiva come quadro dominante (rischio di interessamento pluricompartimentale).

Requisiti radiografici e di imaging

Radiografie in carico: evidenza di degenerazione severa nel compartimento target e conservazione ragionevole degli altri compartimenti.

Deformità correggibile (varo per UKA mediale; valgo per UKA laterale) e non rigidamente strutturata.

Patello-femorale: assenza di coinvolgimento severo sintomatico; la PF lieve-moderata può essere compatibile in casi selezionati, ma la PF avanzata con dolore anteriore dominante pesa contro l’UKA.

Valutazione asse (long-leg) consigliata quando deformità clinica rilevante, per evitare overcorrection e accelerazione della progressione controlaterale (problema classicissimo)

Requisito legamentoso chiave: AC

Nell’anteromedial osteoarthritis (AMOA) “Oxford-type”, un ACL funzionalmente integro è parte della definizione clinico-patologica e contribuisce a stabilità e cinematica.

In deficit ACL: alcune strategie (selezione rigorosa, fixed-bearing, o procedure combinate in centri esperti) esistono, ma non rappresentano l’indicazione standard generalizzabile a tutti.

Alcune tecniche/strumentari dedicati (Oxford) sottolineano anche indizi radiografici di insufficienza ACL (es. sublussazione non correggibile) e raccomandano valutazione intraoperatoria in caso di dubbio.

UKA mediale vs UKA laterale: differenze pratiche

UKA mediale (AMOA come scenario tipico)

Pattern classico: usura antero-mediale, compartimento laterale preservato, ACL funzionale, deformità in varo correggibile.

UKA laterale

Meno frequente e più “selettiva” per anatomia/biomeccanica, ma con indicazioni ben descritte:

OA laterale moderata-severa con compartimento mediale a cartilagine a tutto spessore, legamenti integri, deformità in valgo correggibile e contrattura limitata (spesso <10–15°). Controindicazioni ricorrenti: artrite infiammatoria e coinvolgimento patello-femorale severo.

Controindicazioni

Forti (pratiche)

  • artrosi bicompartimentale/tricompartimentale significativa (soprattutto con sintomi non compartimentali).
  • instabilità collaterale importante.
  • deformità fissa severa (varo/valgo non correggibile).
  • rigidità severa/contratture marcate.
  • artrite infiammatoria sistemica non controllata (aumento coinvolgimento diffuso)
  • dolore non correlabile al compartimento (es. dolore diffuso/neuropatico predominante).
  • infezione in atto o sospetta non esclusa.

Relative (dipendono da design, centro, esperienza e fenotipo)

  • Deficit ACL con instabilità clinica.
  • BMI molto elevato e/o alta domanda ad alto impatto.
  • patello-femorale severamente sintomatica

Workup preoperatorio consigliato (iter)

  1. Anamnesi mirata e localizzazione del dolore
  2. Esame obiettivo: stabilità collaterali e AP, ROM, allineamento, dolore PF
  3. Radiografie in carico: AP/LAT, Rosenberg o proiezioni in flessione per compartimento, assiale rotula
  4. Valutazione asse meccanico (long-leg) in caso di deformità
  5. Esclusione di cause alternative: anca/colonna, dolore neuropatico, meniscopatie non coerenti
  6. Ottimizzazione fattori di rischio: fumo, diabete, vitamina D/nutrizione, peso

Checklist preoperatoria

Diagnosi e coerenza clinico-radiografica

  • Dolore localizzato al compartimento target
  • RX in carico conferma OA severa confinata
  • Compartimento controlaterale conservato
  • PF non severa sintomatica dominante

Stabilità e deformità

  • Collaterali competenti
  • Deformità correggibile (stress test clinico ± imaging)
  • ROM adeguato; contrattura in flessione limitata

Legamenti crociati

  • ACL funzionale (specie AMOA/Oxford) o piano “caso selezionato”
  • Nessuna instabilità AP clinicamente rilevante

Paziente

  • Comorbidità ottimizzate (fumo, diabete, nutrizione)
  • Aspettative realistiche e counselling su attività/impianto

Criteri di selezione per UKA (sintesi)

Dominio Requisiti favorevoli Red flags
Distribuzione artrosi Mono-compartimentale isolata Bicompartimentale/tricompartmentale
Stabilità Collaterali competenti, AP stabile Instabilità collaterale o AP marcata
Deformità Correggibile, non fissa Deformità fissa severa
ROM Adeguato, minima contrattura Grave rigidità/contrattura
PF Assenza di PF severa sintomatica Dolore anteriore dominante + PF avanzata
LCA Funzionale (soprattutto mobile-bearing) Deficit LCA con instabilità clinica
Paziente Rischi ottimizzati, aspettative realistiche Fumo attivo, diabete scompensato, compliance bassa

UKA vs TKA

A parità di corretta indicazione, l’UKA resta una procedura con risultati eccellenti nei “best responders”, ma con un profilo di fallimento più sensibile a variabili tecniche e di sistema (esperienza/volume). Per questo è utile distinguere i determinanti dell’outcome in fattori legati al paziente, all’impianto, all’esecuzione chirurgica e all’organizzazione.

Risultati attesi e confronto con TKA: funzione vs revisione

Nei pazienti ben selezionati, l’UKA può offrire recupero più rapido e una cinematica percepita come più fisiologica. Tuttavia, su larga scala, i registri e diverse analisi comparative mostrano tassi di revisione mediamente superiori rispetto alla TKA, con ampia variabilità tra centri e operatori. In una meta-analisi che confronta revisioni in studi clinici e registri, l’UKA risulta associata a revisioni complessivamente più alte rispetto alla TKA (ordine di grandezza ~2x, dipendente da setting e definizioni).
Implicazione pratica: l’UKA non va “venduta” come TKA più piccola, ma come procedura diversa, molto premiante se indicata ed eseguita correttamente.

Volume del chirurgo/centro e learning curve

Il volume operatorio è un determinante riproducibile: in registri e coorti su larga scala, i chirurghi/ospedali a basso volume mostrano un rischio di revisione maggiore rispetto agli high-volume, con differenze che persistono dopo aggiustamenti per case-mix.
Messaggio pragmatico: oltre a checklist e imaging, la strategia di riduzione del rischio include standardizzazione, team dedicato e, quando possibile, centralizzazione/mentorship nelle fasi di adozione.

La scelta del design (mobile-bearing vs fixed-bearing) influenza pattern di complicanze e fallimenti (es. dislocazione del bearing vs usura/instabilità, a seconda del sistema e del compartimento), e va coerentata con stabilità, allineamento e “fenotipo” del ginocchio.

Negli ultimi anni, la fissazione cementless è diventata un tema reale: una review sistematica recente su dispositivi cementless riporta survivorship elevata a breve-medio termine e un calo a follow-up ≥10 anni, con indicazioni di revisione frequenti tra instabilità, progressione artrosica e mobilizzazione asettica.
Dati di registro (es. NJR) suggeriscono, per alcune piattaforme, sopravvivenze a 10 anni molto competitive e differenze tra cementless e cemented in contesti selezionati.
Implicazione: la fissazione non è un “dettaglio”: va discussa in counselling e pianificata considerando qualità ossea, esperienza del centro e sistema impiantato.

Allineamento e obiettivo chirurgico: evitare overcorrection

Uno degli errori tecnici classici è l’overcorrection verso asse neutro/valgizzante dopo UKA mediale, che può accelerare la progressione controlaterale. L’obiettivo pragmatico è ripristinare un allineamento funzionale vicino al pre-artrosico, mantenendo stabilità e congruenza, più che “normalizzare” l’asse a tutti i costi. Questo concetto si integra con il tuo workup (long-leg quando serve) e con la prevenzione della progressione artrosica.

Le piattaforme robotiche e altre tecnologie di assistenza migliorano in modo consistente l’accuratezza di posizionamento e riducono gli outlier. Alcune meta-analisi e review riportano anche segnali favorevoli su outcome funzionali e riduzione di complicanze/revisioni, a fronte di tempi operatori più lunghi; altre sottolineano che le differenze “hard” a lungo termine restano da consolidare.
Implicazione pratica: la robotica può essere particolarmente utile come strumento di standardizzazione (soprattutto in mani non-high-volume), ma non sostituisce selezione corretta, bilanciamento e obiettivi di allineamento.

Cause di fallimento di UKA mediale e strategia di conversione a TKA

 

Causa principale di fallimento Quadro clinico tipico Imaging/riscontri frequenti Strategia di conversione consigliata Note tecniche “che salvano la giornata”
Progressione artrosica compartimento laterale Dolore laterale da carico, peggioramento progressivo Riduzione rima laterale, osteofiti, asse più neutro/valgizzante TKA “simile a primaria” (CR o PS secondo bilanciamento) Attenzione a overcorrection pregressa; valutare asse long-leg
Progressione patello-femorale Dolore anteriore, scale, seduta prolungata Osteofiti PF, condropatia, maltracking TKA con gestione PF (resurfacing selettivo) Non confondere dolore PF con infezione o instabilità
Mobilizzazione asettica tibiale Dolore mediale meccanico, talvolta versamento Radiolucenze, migrazione, subsidenza TKA con possibile stelo tibiale ± augment Rimozione atraumatica; prevedere perdita ossea mediale
Collasso tibiale mediale / subsidenza Peggioramento varismo, dolore mediale, instabilità Depressione plateau mediale, varo progressivo TKA con augment tibiale e spesso stelo Non “pareggiare” col taglio tibiale: rischi joint line bassa e instabilità
Mobilizzazione asettica femorale Dolore femorale, dolore da carico, crepitii Radiolucenze femorali, osteolisi TKA con attenzione a difetti femorali Possibili cavità posteriori: valutare riempimento/augment se necessario
Usura polietilene / osteolisi Dolore, gonfiore episodico, instabilità Osteolisi, detriti, sinovite TKA con debridement + gestione cavità Irrigazione accurata e sinoviectomia selettiva
Instabilità (varo/valgo o in flessione) “Cede”, insicurezza, versamenti reattivi Spesso pochi segni radiografici; test clinici positivi TKA con bilanciamento gap; vincolo aumentato se collaterali inadeguati Avere disponibile CCK; non farsi ingannare da “sembra stabile in anestesia”
Malposizionamento / malrotazione UKA Dolore persistente precoce, maltracking, dolore anteriore TC utile; incongruenze TKA con ripristino resezioni e rotazioni corrette Se dolore atipico: escludere PJI prima di “colpevolizzare” la rotazione
PJI (infezione periprotesica) Dolore a riposo/notturno, versamento, calore; fistola Variabile; radiolucenze talvolta Revisione settica (1-2 tempi secondo contesto) Percorso infettivologico dedicato; evitare conversione “come se fosse asettica”
Frattura periprotesica (rara in UKA ma possibile) Dolore acuto post trauma, impossibilità carico Frattura, possibile instabilità impianto ORIF vs conversione a TKA con steli/augment Decisione guidata da stabilità impianto e qualità ossea

Conclusioni

L’UKA è indicata quando esista artrosi severa confinata a un compartimento con stabilità legamentosa, deformità correggibile, ROM adeguato e compartimenti non sostituiti sostanzialmente preservati.

L’ACL funzionale (soprattutto nell’AMOA) e la coerenza clinico-radiografica sono requisiti centrali. Un algoritmo decisionale e una checklist preoperatoria riducono l’eterogeneità e aiutano a limitare indicazioni “troppo ottimistiche”, che sono il modo più rapido per trasformare una UKA in una conversione a TKA.

Bibliografia e fonti

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